venerdì 17 gennaio 2014

Puledro ed equilibrio

Un puledro di tre quattro anni, mai montato in precedenza ne’ lavorato (allenato) alla corda o in corridoio, non ha la forza sufficiente di portare un cavaliere agevolmente, soprattutto se il peso del cavaliere piu’ quello della sella e dei finimenti non e’ adeguato (e’ superiore) alla sua stazza. E’ ovvio che per un certo periodo debba incorrere nelle difficolta’ di locomozione che sono anche quelle dell’uomo caricato, magari male, di un peso esagerato.

   Un preventivo lavoro intelligente fatto da terra prepara il puledro muscolarmente e gli da’ il fiato necessario per affrontare il nuovo lavoro con il nuovo ingombro sul dorso. Le difficolta’ della locomozione vengono di molto ridotte o annullate e vengono ridotti o eliminati i rischi di incidenti (perdite di equilibrio e cadute).

   Se il puledro e’ lasciato assolutamente libero di disporre istintivamente del suo bilanciere (testa-collo=minimo contatto delle mani attraverso le redini sulla bocca o, meglio, nessun contatto, il che non vuol dire che per dirigere e regolare la velocita’ dell’andatura il contatto non debba essere preso dolcemente), il puledro provvede a regolare da se’ la locomozione anche in terreno vario, non uniforme, accidentato, in dislivello. Anzi, questa diventa la migliore ginnastica per sviluppare la sua destrezza con il nuovo peso su qualsiasi terreno. Fino al punto di rendere capace il puledro di non commettere alcun errore anche in situazioni di difficolta’ e ad andature sostenute.

   Poiche’ il cavaliere non e’ un peso che, tranne nei casi dei cavalieri capaci e confermati, faccia corpo unico con quello del cavallo, ma ha movimenti propri nel senso longitudinale e in quello laterale, tanto piu’ influenti quanto e’ maggiore il peso del cavaliere, il puledro provvede a sistemare continuamente con spostamenti e gesti del bilanciere l’ingombro che trasporta. Non solo il puledro, ma lo fa anche il cavallo adulto. Poiche’ non puo’ agire direttamente sul trasportato, agisce sulla base di appoggio del trasportato che sono se’ stesso e i suoi arti e li dispone adeguatamente. Tutto questo aggiustamento puo’ avvenire, ripeto e sottolineo, solo se il bilanciere e’ lasciato libero di muoversi istintivamente. Se non e’ lasciato libero di muoversi, perche’ il cavaliere crede erroneamente di poter far muovere meglio o con maggior sicurezza il puledro con l’intervento degli aiuti sulla posizione dell’incollatura, il puledro rimedia istintivamente con brevi ma potenti gesti, spesso inavvertiti dal cavaliere non competente, per equilibrare la propria massa con il peso che trasporta.

   La condizione migliore per il puledro, affinche’ il trasporto avvenga nel modo piu’ facile e’ che il peso del cavaliere sia sistemato verso il garrese (arco anteriore della sella), cioe’ all’incirca sul baricentro del cavallo che, nel cavallo fermo e piazzato, si trova approssimativamente tra il secondo e il terzo medio dell’ottava costola. E che il peso del cavaliere faccia il piu’ possibile corpo unico con quello del puledro, annullando o limitando al massimo i movimenti propri in disaccordo con quelli del puledro.

   A proposito di cavalli presi dalle mani di cavalieri che accorciano il loro bilanciere fino all’incappucciamento totale, si osservi con attenzione il loro comportamento. E’ solo con il gesto del bilanciere, pur ridotto nell’estensione e quindi nella potenza, e con grande sforzo che riescono a trarsi d’impaccio e a compiere i movimenti e i salti che il cavaliere richiede.

Nessun commento:

Posta un commento